La CPE-N ha esaminato lo stato attuale delle relazioni tra la Svizzera e la Libia. I rapporti tra i due Paesi sono tesi da quando è nata la controversia causata dall’arresto di Hannibal Gheddafi. La Commissione ritiene che il Consiglio federale debba poter disporre del massimo margine d’azione nel condurre i negoziati, al fine di garantire la sicurezza e il rimpatrio degli ostaggi. Con 15 voti contro 8 e 1 astensione raccomanda pertanto al Consiglio federale di adottare tutte le misure idonee a proteggere gli interessi della Svizzera nei confronti della Libia.
Per quanto riguarda i mezzi che il Consiglio federale può utilizzare per agire in modo mirato e proporzionale agli eventi, la maggioranza della Commissione stima che, date le circostanze, sia necessaria una misura supplementare: con 15 voti contro 7 e 3 astensioni ha quindi approvato una mozione commissionale che incarica il Consiglio federale di intraprendere, nel rispetto delle basi legali in vigore, tutte le misure necessarie per rifiutare i visti d’entrata in Svizzera ai cittadini libici. Una minoranza, invece, è contraria allo strumento della mozione commissionale giudicandolo inappropriato in questa situazione.
Con 14 voti contro 7 e 4 astensioni, la Commissione ha respinto un’altra mozione nella quale si chiede l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Libia. La maggioranza della Commissione ritiene infatti che ciò non farebbe che limitare il margine di manovra del Consiglio federale. La minoranza, invece, secondo cui la detenzione dei due cittadini svizzeri rappresenta una violazione dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale, ha sostenuto la proposta, affermando che l’interruzione delle relazioni diplomatiche avrebbe inviato alla Libia un segnale chiaro.
Berna, 2 novembre 2009 Servizi del Parlamento