Obbligo militare generale
La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale propone, con 16 voti contro 8, di non dare seguito all’iniziativa parlamentare Allemann (09.508) che chiede la soppressione del principio dell’obbligo militare generale.

La maggioranza della Commissione ritiene che il sistema dei cittadini-soldati sia unico e debba essere assolutamente mantenuto. Non ne va solo del futuro del sistema di milizia, ma anche di quello dell’esercito stesso, poiché l’introduzione di un sistema volontario provocherebbe una perdita di attaccamento nella società. L’obbligo generale militare è fondamentale per l’esercito di milizia e costituisce un elemento non trascurabile della coesione nazionale. Inoltre, l’esercito è un fattore importante per la sicurezza e pertanto contribuisce notevolmente al benessere del Paese. La maggioranza considera che non è il momento giusto per lanciare un dibattito sull’introduzione del servizio militare volontario, anche perché l’esercito sta attraversando una fase di ristrutturazione. Ritiene opportuno discutere una ridefinizione della forma e dell’assetto dell’esercito e delle sue missioni, ma si oppone categoricamente all’introduzione di un sistema volontario. Una minoranza sostiene invece che sia necessario un cambiamento del sistema. In effetti il sistema volontario permetterebbe di tenere conto degli sviluppi recenti nel nostro ambiente strategico quali, ad esempio, la scomparsa della minaccia militare in Europa o la soppressione dell’obbligo generale militare in quasi tutti i Paesi europei. A suo parere, oggigiorno l’esercito è sovradimensionato e non può più essere finanziato. Il sistema volontario permetterebbe di diminuire i costi per l’economia e aumenterebbe considerevolmente il grado di motivazione dei militari.

La Commissione propone, con 24 voti contro 0 e 2 astensioni, di accogliere la mozione Fehr (08.3510) modificata nel dicembre 2009 dal Consiglio degli Stati e che incarica il Consiglio federale di rafforzare il Corpo delle guardie di confine (Cgcf) affinché possa essere garantita un’intensità dei controlli adeguata alla situazione. Inoltre la mozione incarica il Governo di provvedere a una retribuzione competitiva, innanzitutto per le giovani guardie di confine. Al contempo, la Commissione ha preso atto del rapporto del Consiglio federale del 26 gennaio concernente l’Amministrazione federale delle dogane. Siccome intende valutare in un secondo tempo le misure prese dal Consiglio federale, ha rinunciato, con 13 voti contro 9 e 3 astensioni, ad accogliere una nuova mozione che avrebbe un tenore identico alla versione iniziale della mozione Fehr Hans, ossia rafforzare il Cgcf con 200 a 300 specialisti. Per contro, desidera che la Confederazione e i Cantoni proseguano la loro collaborazione non solo nel settore della polizia, soprattutto tra le polizie cantonali e il Corpo delle guardie di confine nelle zone frontaliere, ma anche negli aeroporti, negli aerodromi e nel traffico ferroviario. A tal fine, occorre allestire un elenco dei compiti in materia di sicurezza che rientrano, secondo le disposizioni costituzionali attualmente in vigore, nelle prestazioni centrali dei Cantoni e un elenco dei compiti che il Cgcf può delegare ai Cantoni e che possono comportare un’indennità.

La Commissione ha inoltre preso atto, senza particolare entusiasmo, del rapporto del Consiglio federale adottato nel dicembre scorso concernente lo sviluppo del servizio civile esaminando le misure prese nell’ambito della revisione dell’ordinanza sul servizio civile. Alcuni vedono queste misure come soluzioni alternative e ritengono che il problema dell’afflusso di domande di ammissione possa essere risolto soltanto con una revisione della legge sul servizio civile. Altri sostengono che le misure introdotte il 1° febbraio 2011 appesantiscano inutilmente la burocrazia, poiché il problema non è il numero delle domande di ammissione al servizio civile, ma il numero di persone che si fanno riformare tramite la cosiddetta «via blu».

Infine, la Commissione è stata informata dall’ambasciatore Toni Frisch, capo dell’aiuto umanitario, sulle attività del corpo svizzero di aiuto umanitario (CSA) e in particolare su quelle della Catena svizzera di salvataggio. La Commissione ha preso atto con soddisfazione dell’eccellente lavoro.

Presieduta dal consigliere nazionale Jakob Büchler (PDC, SG), la Commissione si è riunita a Berna il 21 e il 22 febbraio 2011. A parte della seduta era presente la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, capo del DFF, e i consiglieri federali Ueli Maurer, capo del DDPS e Johann Schneider-Ammann, capo del DFE.

Berna, 23 febbraio 2011 Servizi del Parlamento