Viaggio d’informazione della CPE-N
Una delegazione della Commissione di politica estera del Consiglio nazionale ha effettuato un viaggio d’informazione in Tunisia e Italia dal 18 al 23 maggio, allo scopo di approfondire il tema dell’immigrazione. Intensi scambi con parlamentari tunisini e italiani hanno fornito interessanti informazioni di prima mano sulla realtà nei due paesi. La delegazione ha assistito in Sicilia allo sbarco di profughi provenienti dal Mediterraneo ed ha avuto l’occasione di intrattenersi nel centro di accoglienza di Mineo (Catania), con i sopravvissuti di un grave naufragio avvenuto in aprile. I parlamentari hanno avuto nutrite discussioni anche con operatori umanitari.  In Italia i parlamentari hanno abbordato il tema europeo e le relazioni bilaterali condiversi interlocutori, tra i quali il capo negoziatore fiscale italiano Vieri Ceriani.

A Tunisi la delegazione ha incontrato il Ministro degli affari esteri Taïeb Baccouche, alcuni membri della nuova Assemblea dei rappresentanti del popolo e organizzazioni attive nel campo dello sviluppo, dell’aiuto al ritorno e della formazione dei giovani. In generale tutti gli interlocutori hanno sottolineato che attualmente la Tunisia vive un processo di transizione democratica e quindi si trova in una fase delicata. I parlamentari sono ad esempio alla ricerca di esperienze per quanto riguarda l’organizzazione delle commissioni. Il Parlamento svizzero collabora in questo campo tramite un progetto effettuato in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (PNUD).

“Le relazioni con la Svizzera sono esemplari” ha affermato il Ministro, ricordando che la Svizzera ha accompagnato il processo democratico a partire dal 2011.

La Tunisia attualmente non è più zona di transito di migranti provenienti dall’Africa subsahariana, ma la situazione in Libia preoccupa i tunisini, giàcche tra 500'000 e due millioni di libici si sono già installati in Tunisia. La disoccupazione media si aggira attorno al 15%, e in certe zone e per i giovani può raggiungere il 30%. Questo Paese non rappresenta più un problema migratorio per la Svizzera e il programma di aiuto al ritorno riscuote un certo successo per regolare il ritorno del numero di Tunisini rimanenti che devono lasciare la Svizzera. La delegazione ha incontrato una persona che ha lasciato la Svizzera con il supporto di questo programma e che ora svolge un’attività lucrativa indipendente che gli permette di provvedere ai suoi bisogni.

Dalla Tunisia interesse per la migrazione circolare

Durante gli incontri con alti funzionari tunisini, è emerso che la Tunisia è interessata ad aumentare la competenza e l’esperienza dei suoi cittadini all’estero, facendoli poi però rientrare in patria, tramite quella che viene chiamata l’emigrazione circolare. In questo senso, l’accordo di partenariato migratorio concluso con la Svizzera nel 2012 viene considerato un accordo modello, che può servire da esempio negli altri paesi. Esso favorisce appunto lo scambio di giovani per permettere la loro formazione.

La Mezzaluna Rossa tunisina ha accolto la delegazione nei suoi locali ed ha spiegato la sua attività principale: accogliere le persone in situazione vulnerabile (donne e minorenni) indipendentemente dal loro statuto giuridico, tra i quali i superstiti di naufragi di imbarcazioni provenienti dalla Libia Le leggi tunisine non sono più adatte a trattare il problema attuale dell’immigrazione e, come ha sottolineato l’ONG “Terre d’asile”, un esempio lampante è la presenza di circa 9000 studenti subsahariani che si trovano in situazione illegale a causa della non sincronizzazione delle diverse procedure di ottenimento di permessi.

Dai diversi incontri è chiaramente emmerso che la Tunisia, anche con un appoggio finanziario di paesi terzi, non intende aprire sul suo territorio centri di accoglienza e di smistamento di profughi e migranti provenienti dai paesi subsahariani.

La tappa tunisina si è conclusa nei locali della società Elan, una società di allenamento per giovani in formazione. La missione principale di Elan è quella di offrire ai giovani in cerca di impego un sostegno durante circa tre mesi per sviluppare e acquisire competenze professionali necessarie a trovare un impiego. Questo progetto, sostenuto dalla Svizzera, permette a circa un centinaio di giovani l’anno, di trovare un posto di lavoro.

La questione migratoria e il dopo 9 febbraio in Italia

La delegazione svizzera si è in seguito recata a Roma, dove ha incontrato la 3. Commissione della Camera dei deputati (affari esteri e immigrazione). Al centro delle discussioni i problemi legati alla migrazione e alla questione del dopo 9 febbraio. La delegazione ha espresso la solidarietà svizzera per quanto succede con gli sbarchi massicci di profughi in Sicilia e comprensione per la riflessione attorno ad un cambiamento della politica migratoria e di asilo europea, e condivide la necessità di una decisa lotta contro il traffico di esseri umani.

Per quanto riguarda la questione del dopo 9 febbraio, gli italiani mostrano rispetto della volontà popolare elvetica. La libera circolazione delle persone è però un principio dell’UE non negoziabile, ha ricordato tra gli altri il ministro plenipotenziario Giuseppe Buccino Grimaldi, ex ambasciatore italiano in Libia ed ora a capo dell’Ufficio affari europei.
Anche il caponegoziatore fiscale italiano Vieri Ceriani, che con la delegazione ha avuto uno scambio di opinioni sui negoziati fiscali in corso, ha espresso rispetto per il voto elvetico, ricordando comunque che gli accordi non potranno entrare in vigore senza un rispetto della libera circolazione.

La necessità di sostenere i paesi in via di sviluppo

Nelle varie discussioni avute, in modo sempre più sostenuto è stata riconosciuta la necessità di sostenere i paesi di origine dell’emigrazione direttamente sul posto, con aiuti mirati nel campo della formazione e in quello sanitario. La visita della delegazione alla Comunità Sant’Egidio di Roma è proprio inserita in questo contesto. La Comunità dalla fine degli anni ‘60 è attiva nel settore della promozione della pace, in quello sanitario (forniture di trattamento e prevenzione AIDS), nel sostegno ai rifugiati, nella questione dei diritti umani (abolizione della pena di morte) e nell’importante lavoro di registrazione all’anagrafe dei bambini nati in Africa subsahariana.

La delegazione, prima di partire per la Sicilia, ha incontrato il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento per le libertà e l’immigrazione e omologo del Secretariato di Stato Mario Gattiker. Il prefetto ha ricordato che l’Italia in passato non ha mai realizzato una politica migratoria con una struttura stabile per l’accoglienza dei profughi ed ha sempre proceduto con stato di emergenza.  Dal luglio del 2014 però, è stata adottata una politica migratoria. Stato, Regioni e Comuni hanno in questo quadro convenuto un’intesa per condividere su tutto il territorio nazionale la presenza di migranti, secondo alcuni criteri (popolazione residente, ricchezza, fondi UE).

Questa ripartizione non basta più a gestire l’afflusso massiccio di migranti sulle coste italiane, che è passato da 65'692 persone nel 2011 a 170'100 nel 2014, e il 2015 sembra seguire la stessa tendenza del 2014, con un aspettativa di 200'000 migranti. In pratica, l’Italia attualmente accoglie le persone che giungono nei porti (principalmente in Sicilia), esegue una prima analisi sanitaria e se possibile procede ad una prima identificazione. Le persone vengono poi ripartite nei vari centri a seconda della tipologia (richiedenti l’asilo, persone non identificate, famiglie, minorenni….), e la procedura di richiesta d’asilo segue il suo corso con l’analisi effettuata da parte di Commissioni. Il tempo medio per una decisione è di 6 mesi. Quelli che hanno ricevuto una decisione negativa possono ricorrere. La procedura di ricorso può durare 3 anni.

Il numero elevato di arrivi mette chiaramente in difficoltà l’Italia, che si sente poco sostenuta dall’Europa in questo campo e si levano voci che mettono in discussione Dublino, ritenuta dal prefetto Morcone una “guerra amministrativa” tra stati europei inutile e costosa. La delegazione si è quindi spostata in Sicilia per incontrare gli operatori sul posto.

Sbarco di migranti in Sicilia

La delegazione ha assistito allo sbarco di 286 migranti ad Augusta, il porto di Siracusa (Sicilia). Lo scambio con l’ammiraglio del comando della marina in Sicilia e il comandante della nave militare che ha tratto in salvo i profughi, ha permesso alla delegazione di capire cosa succede in questi momenti, e soprattutto, di rendersi conto della grande capacità di accoglienza effettuata con il supporto di molti volontari locali, della Croce Rossa, della protezione civile e dell’OIM. Queste persone e associazioni sono attualmente molto sollecitate perché gli sbarchi sono numerosi, ed il rischio di sovraccarico è evidente, hanno potuto constatare i parlamentari svizzeri.

La delegazione ha in seguito visitato il Centro CARA di Mineo (Catania), dove vivono attualmente poco più di 3000 persone. Si tratta del centro di accoglienza di richiedenti l’asilo più grande d’Europa. E’ diretto da privati, che hanno vinto l’appalto per la sua gestione, ed in cui le persone attendono la decisione sulla loro richiesta d’asilo. Le persone sono libere di uscire, come in Svizzera, ma non possono lavorare e vengono invitate a svolgere attività comuni e seguire corsi di italiano. La delegazione ha avuto un intenso scambio con i sopravvissuti del naufragio del 19 aprile scorso. Nel centro di Mineo queste persone hanno la possibilità di ricostruirsi dopo il dramma vissuto, e le testimonianze sono sconvolgenti.

Nei diversi incontri è chiaramente apparso che l’Italia, malgrado uno sforzo particolare dal 2014 ad oggi e anche con l’appoggio della Svizzera per Frontex, non è in misura di raccogliere le impronte digitali della totalità di migranti che sbarcano e di registrarli nella base Eurodac. Inoltre, ci sono profughi che vogliono raggiungere altri paesi europei, quali la Svezia, la Danimarca, la Germania o anche la Svizzera, e quindi non collaborano alla registrazione delle impronte. Nessuna direttiva europea o legge italiana permette l’uso della forza per costringerli a fornire le impronte.

Le istituzioni culturali svizzere in Italia

La delegazione, nella parte italiana del suo viaggio di studio, si è interessata anche alle attività culturali della Svizzera in Italia. Ha visitato le scuole svizzere di Catania e Milano, e l’Instituto svizzero di Roma. Queste istituzioni sono importanti vetrine per la Svizzera all’estero. Le persone attive nel settore hanno potuto condividere le loro preoccupazioni con i parlamentari, che tramite questi viaggi all’estero portano pure l’immagine della Svizzera svolgendo quella che viene chiamata diplomazia parlamentare. Al Centro Svizzero di Milano, il console generale ha accolto la delegazione mostrando l’enorme dinamismo della comunità svizzera e delle imprese svizzere attive in Italia.

Il viaggio si è concluso all’Expo 2015 di Milano, con la visita del Padiglione Svizzero e del Cluster di paesi mediterranei quali la Tunisia e l’Algeria. Paesi quest’ultimi che, grazie a esposizioni come queste, possono avere una modesta vetrina nel mondo Occidentale.

Ogni anno, le commissioni della politica estera inviano ciascuna una delegazione all’estero per un viaggio d’informazione. Quest’anno, la Delegazione della CPE-N era guidata dal presidente della Commissione, Carlo Sommaruga (PS/GE), ed era composta dai consiglieri nazionali Andreas Aebi (UDC/BE), Roland Büchel (UDC, SG), Jacques Neirynck (PDC, VD) Walter Müller (PLR/SG), Luzi Stamm (UDC/AG) e Manuel Tornare (PS/GE).

 

Berna, 29 maggio 2015 Servizi del Parlamento