La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP) ritiene che in futuro le iniziative popolari che contengono disposizioni retroattive debbano essere dichiarate nulle. Dà così seguito a un’iniziativa parlamentare che chiede una modifica della Costituzione federale.

La Commissione ha accolto l’iniziativa del consigliere nazionale Ruedi Lustenberger (C/LU) (14.471 n Iv. Pa. Nessuna clausola di retroattività nelle iniziative popolari) con 9 voti contro 5 e 10 astensioni. Ritiene che le disposizioni retroattive, come per esempio quelle contenute nell’iniziativa popolare «Tassare le eredità milionarie per finanziare la nostra AVS (Riforma dell’imposta sulle successioni)», causino un’incertezza del diritto. I cittadini devono poter presupporre, in buona fede, che le disposizioni legali in vigore al momento di un atto siano quelle applicabili. Una clausola di retroattività diverrebbe pertanto, assieme alla violazione dell’unità formale, dell’unità materiale e di disposizioni cogenti del diritto internazionale, un ulteriore motivo di nullità per le iniziative popolari.

Numerosi membri della Commissione si sono astenuti dal votare perché preferiscono che le condizioni di validità delle iniziative popolari siano sottoposte a un esame circostanziato, come quello attualmente effettuato dalla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati. La CIP del Consiglio degli Stati dovrà decidere anche del destino di questa iniziativa parlamentare: se aderirà al parere della sua omologa del Consiglio nazionale, sarà elaborata la relativa modifica della Costituzione.

 

Rimborso adeguato per l’adempimento dei complessi compiti del Parlamento
Con la sua iniziativa parlamentare (14.473 Iv. Pa. Brunner. Servizio di milizia per la patria) il consigliere nazionale Toni Brunner (V, SG) propone di cambiare il sistema delle retribuzioni dei parlamentari: al posto del reddito attuale (nel 2014 in media ca. 70 000 fr. per i membri del Consiglio nazionale) verrebbe applicato un sistema analogo a quello delle indennità di perdita di guadagno (IPG). Prendendo come base l’attuale importo giornaliero massimo delle IPG, il reddito risulterebbe quasi dimezzato. Inoltre, i rimborsi spese in parte ingiustificati (nel 2014 in media ca. 60 000 fr. per i membri del Consiglio nazionale) verrebbero ridotti. Lo scopo è far sì che i parlamentari esercitino di regola un’attività lucrativa al di fuori del Parlamento; si porrebbe così fine alla lenta trasformazione in un parlamento di professionisti che, secondo l’autore dell’iniziativa, si allontana sempre di più dalla popolazione.

La Commissione respinge l’iniziativa con 16 voti contro 4 e 3 astensioni. Il Parlamento e i suoi membri devono svolgere complessi compiti costituzionali (legislazione, alta vigilanza su governo e amministrazione ecc.) il cui adempimento richiede tempo. Questo tempo deve essere indennizzato in modo adeguato. Con il disciplinamento sulla perdita di guadagno proposto i parlamentari finirebbero per essere remunerati in modo molto diverso per lo stesso lavoro svolto in seno al Parlamento. Persone con un reddito professionale basso non potrebbero più permettersi di esercitare un mandato parlamentare; gran parte della popolazione verrebbe di conseguenza esclusa a priori dal Parlamento. L’iniziativa otterrebbe l’esatto contrario dello scopo che si è prefissata: in Parlamento siederebbe un numero ancora maggiore di politici di professione remunerati da terzi (Cantoni, città, associazioni ecc.).

Presieduta dalla consigliera nazionale Cesla Amarelle (S, VD), la Commissione si è riunita a Berna il 26 marzo 2015.

 

Berna, 26 marzo 2015 Servizi del Parlamento