La Commissione rileva che nelle regioni di frontiera sussistono considerevoli lacune in mate-ria di sicurezza, segnatamente a causa della criminalità transfrontaliera e dei flussi migratori irregolari. La Commissione ritiene pertanto necessario che in futuro il Corpo delle guardie di confine (Cgcf) sia dotato di sufficiente personale in tutte le sedi, affinché possa svolgere i suoi compiti in maniera adeguata alla situazione della sicurezza, con un buon livello qualitati-vo e secondo le esigenze della popolazione in materia di sicurezza. Con 13 voti contro 12 la Commissione ha dato seguito a una corrispondente iniziativa del Cantone di Basilea Campa-gna (15.301).
Poiché il Consiglio degli Stati ha dato seguito a questa iniziativa cantonale nella sessione in-vernale, dal prossimo trimestre possono essere avviati i lavori per la sua attuazione.
Un’iniziativa del Cantone di Basilea Città (15.311) dal tenore ampiamente identico viene esaminata in via preliminare dalla Commissione delle finanze del Consiglio nazionale (CdF-N). Con 13 voti contro 12, la CPS-N raccomanda alla CdF-N di dare a sua volta seguito a questa iniziativa.
Quale base per i futuri lavori la Commissione chiede al Consiglio federale di sottoporle, entro la fine di maggio del 2016, un rapporto nel quale si esamini il mandato del Cgcf e l’effettivo necessario per adempierlo alla luce delle nuove sfide alle frontiere e delle condizioni quadro in rapida e continua evoluzione. Nel rapporto andranno considerati in particolare diversi aspetti, fra i quali la possibilità di coinvolgere l’esercito per sostenere il Cgcf. La Commissione ha adottato all’unanimità il corrispondente postulato (16.3005).
Nessun controllo sistematico delle frontiere
Con 16 voti contro 9, la CPS-N propone di non dare seguito all’iniziativa parlamentare Rei-mann Lukas (15.443). Questa iniziativa vuole sancire nella Costituzione federale che la Sviz-zera controllerà le proprie frontiere in modo autonomo e sistematico. La maggioranza della Commissione sottolinea che garantire un controllo delle frontiere sistematico, ossia senza lacune e permanente, non è tecnicamente fattibile, ostacolerebbe fortemente i flussi econo-mici e porterebbe infine alla denuncia dell’Accordo di Schengen. Se con «sistematico» si intende unicamente un controllo svolto secondo modalità ben precise, questo è quanto av-viene già oggi. Inoltre, dal 2003 grazie all’aumento dell’effettivo del Cgcf è possibile raggiun-gere almeno la stessa frequenza di controlli e una maggiore percentuale di individuazioni rispetto al periodo precedente l’entrata in vigore dell’Accordo di Schengen. In caso di biso-gno, la Svizzera può comunque aumentare ulteriormente e in modo autonomo la frequenza dei controlli, dato che non è membro dell’Unione doganale europea. Del resto in nessun mo-mento si è mai avuto un controllo al cento per cento. Considerate le crescenti lacune in ma-teria di sicurezza, la minoranza della Commissione chiede un considerevole aumento dei controlli alla frontiera, analogamente a quanto fanno altri Paesi dello spazio Schengen. In caso di minaccia della sicurezza interna sarebbe possibile reintrodurre controlli sistematici alle frontiere senza giungere a una disdetta dell’Accordo di Schengen.
Presieduta dalla consigliera nazionale Corina Eichenberger-Walther (PLR, AG), la Commissione si è riunita a Berna il 25 e il 26 gennaio 2016 per la prima volta nella 50a legislatura nella nuova composizione. A parte della seduta era presente il consigliere federale Parmelin, nuovo capo del DDPS.
Berna, 26 gennaio 2016 Servizi del Parlamento