Thomas Hefti, presidente del Consiglio degli Stati (2021-2022), si è recato a Parigi l’8 novembre 2022 per un incontro con Gérard Larcher, presidente del Senato del Parlamento francese. L’ultima visita risaliva al 2018, quando Dominique de Buman, allora presidente del Consiglio nazionale, aveva incontrato i presidenti delle due Camere del Parlamento francese. La visita di Thomas Hefti, che era accompagnato per l’occasione dal presidente e dalla vicepresidente della Delegazione per le relazioni con il Parlamento francese, era intesa a rafforzare le relazioni fra l’Assemblea federale svizzera e il Parlamento francese. In questo senso la visita è stata coronata da successo, dato che le due delegazioni hanno deciso di incontrarsi con maggiore regolarità nel 2023. È previsto infatti che una delegazione del Senato si rechi a Berna durante il primo trimestre, mentre un altro incontro sarà organizzato nel corso del primo semestre dal senatore Bernard Bonne in una regione transfrontaliera ancora da stabilire.

A Parigi i colloqui si sono concentrati principalmente sulle relazioni che intercorrono fra la Francia e la Svizzera, in particolare sulle sfide transfrontaliere cui sono confrontati i due Paesi. Le discussioni condotte in merito all’Accordo amichevole in materia fiscale per i lavoratori frontalieri che praticano il telelavoro (prorogato fino al 31 dicembre 2022), alla penuria di manodopera e all’approvvigionamento energetico dimostrano che esiste una volontà politica orientata alla ricerca di soluzioni: un segnale che è da considerarsi positivo.

Inoltre, nell’ambito dei colloqui esplorativi attualmente in corso fra la Svizzera e l’UE, Thomas Hefti e Gérard Larcher hanno a lungo discusso sul futuro della Svizzera nel contesto europeo e sull’associazione di quest’ultima al programma di ricerca Orizzonte Europa. Thomas Hefti ha rammentato che lo statuto di Paese terzo non associato a Orizzonte Europa non è soddisfacente e che il Parlamento svizzero sta cercando attivamente una soluzione per quanto riguarda l’associazione della Svizzera. La possibilità di ritrovare il proprio statuto di membro associato, oltre a conferire agli istituti di ricerca e ai ricercatori residenti in Svizzera il diritto di partecipare a pieno titolo al programma, permetterebbe al nostro Paese di rinsaldare la collaborazione con i suoi partner europei e francesi. Il presidente Thomas Hefti ha d’altronde rammentato che in caso di associazione la Svizzera contribuirebbe al budget di “Orizzonte Europa” con un importo di oltre 6 miliardi di euro.

Le due delegazioni hanno pure dibattuto in modo franco la questione, che è stata oggetto di diverse critiche, riguardante l’esportazione di armi in Ucraina (la Germania intendeva fornire all’Ucraina munizioni per carri armati provenienti dalla Svizzera) e quella relativa all’aereo da combattimento «Rafale». Thomas Hefti ha ricordato che la Germania è sempre stata consapevole delle limitazioni all’esportazione fissate dalla Svizzera, dato che quando ha acquistato del materiale bellico al nostro Paese ha dovuto firmare una dichiarazione di non riesportazione. Ha inoltre rammentato che la Svizzera aveva riveduto la propria base legale in materia di esportazione di armi (LMB) prima dello scoppio della guerra in Ucraina e che aveva rinunciato alle possibilità di eccezione previste nella legge. Se la revisione fosse avvenuta durante la guerra, è possibile che le discussioni si sarebbero svolte in maniera diversa, ha sottolineato Hefti. Allo stato attuale delle cose, la Svizzera è tenuta a rispettare la legge. La questione relativa alle forniture belliche si ricollega a una domanda formulata da una delegazione ucraina in visita pure essa a Parigi quel giorno (il mattino). La Delegazione svizzera ha parimenti fatto notare che il nostro Paese, pur non fornendo armi, sostiene l’Ucraina sul piano umanitario e accoglie sul proprio territorio circa 70 000 rifugiati. Il presidente Thomas Hefti ha anche ricordato la Recovery Conference, tenutasi a Lugano sotto l’egida del presidente della Confederazione, Ignazio Cassis. L’incontro si è concluso con la tradizionale firma del libro d’onore, nel quale il presidente Thomas Hefti ha voluto attestare la sua profonda gratitudine, celebrando al contempo la stretta amicizia che deve fungere da guida per il futuro delle relazioni franco-svizzere.

La Delegazione svizzera ha pure incontrato alcuni membri del Gruppo d’amicizia Francia-Svizzera del Senato francese, fra cui il suo presidente, il senatore Bernard Bonne, Martine Berthet (Savoie), Florence Blatrix Contat (Ain), Loïc Hervé (Haute-Savoie) e Jean-Claude Requier (Lot). Gli scambi a livello transfrontaliero permangono eccellenti e improntati al pragmatismo. L’interdipendenza tra i nostri due Paesi richiede soluzioni rapide, ma che possono talvolta risultare complesse. La Delegazione svizzera era composta dal presidente del Consiglio degli Stati, Thomas Hefti (PLR/GL), dal presidente della Delegazione per le relazioni con il Parlamento francese, il consigliere agli Stati Charles Juillard (Alleanza del Centro/JU), e dalla vicepresidente della Delegazione, la consigliera nazionale Simone de Montollin (PLR/GE).


L’incontro con i membri del Gruppo d’amicizia Francia-Svizzera del Senato francese
L’incontro con i membri del Gruppo d’amicizia Francia-Svizzera del Senato francese

I saluti ufficiali sulle tribune
I saluti ufficiali sulle tribune

La Delegazione accolta dal presidente del Senato, Gérard Larcher
La Delegazione accolta dal presidente del Senato, Gérard Larcher
La Delegazione accolta dal presidente del Senato, Gérard Larcher