La Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio nazionale si è detta sorpresa dell’ammontare dei salari di alcuni quadri di aziende e istituti della Confederazione. Ritiene che il Parlamento debba adottare disposizioni legislative più precise in materia.

Con la sua iniziativa parlamentare la consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (S, BL) chiede che, per quanto riguarda la retribuzione dei quadri e degli organi direttivi delle aziende e degli istituti della Confederazione, il Consiglio federale non si limiti come prevede il diritto vigente a dare indicazioni generali, ma prescriva concretamente anche i massimi salariali (16.438). La Commissione ritiene che in questa materia sia necessario intervenire e ha quindi dato seguito all’iniziativa con 21 voti contro 2 e un’astensione. Secondo la Commissione, la popolazione non comprende gli importi e le differenze delle retribuzioni accordate ai quadri delle aziende e degli istituti della Confederazione. È inaccettabile che questi quadri guadagnino più di un consigliere federale, tanto più se si considera che queste aziende sono confrontate soltanto parzialmente a condizioni di mercato. Nell’elaborazione del progetto occorrerà tenere conto di soluzioni differenziate a seconda di quanto le singole aziende siano esposte alle leggi di mercato.

Nomina dell’IFPDT da parte dell’Assemblea federale

Con 13 voti contro 6 e 3 astensioni è stata accolta un’altra iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (S, BL). L’iniziativa chiede che in futuro l’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) sia nominato dall'Assemblea federale plenaria e non, come avviene finora, dal Consiglio federale con la successiva approvazione dell'Assemblea federale (16.409). Secondo la Commissione con questa procedura l’Assemblea federale sarebbe posta di fronte al fatto compiuto e non le resterebbe praticamente altro da fare che confermare la persona proposta dal Consiglio federale. Questa soluzione ambigua è insoddisfacente, ragion per la quale la competenza di nomina dovrebbe essere conferita all’Assemblea federale.

Soppressione dell'aiuto transitorio per i parlamentari

Con 17 voti contro 7 la Commissione ha dato seguito a un’iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Natalie Rickli (V, ZH) che chiede di sopprimere l’aiuto transitorio per i parlamentari (16.460). Attualmente un parlamentare, al termine del suo mandato, può far valere il diritto a questo aiuto per due anni al massimo, se il suo nuovo reddito è inferiore a quello derivante dall’esercizio del mandato parlamentare. La Commissione condivide l’opinione dell’autrice dell’iniziativa, secondo la quale questo aiuto transitorio rappresenta un privilegio ingiustificato: se restano disoccupati, i parlamentari possono richiedere come tutti gli altri aventi diritto le prestazioni dell’assicurazione contro la disoccupazione. Inoltre, l’aiuto transitorio asseconda la tendenza indesiderata all’instaurazione di un Parlamento di professionisti.

Richiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziario ai cittadini UE

Alla stregua della CIP-S (cfr. comunicato stampa dell’8 novembre 2016), anche la CIP-N con 13 voti contro 11 ha dato seguito alle due iniziative cantonali del Cantone Ticino (15.320/15.321) che propongono di richiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziario a tutti i cittadini UE che vogliono trasferirsi in Svizzera.

Rilasciare permessi di dimora senza verificare l’estratto del casellario giudiziale del richiedente può costituire una minaccia per la sicurezza pubblica. La nuova prassi del Cantone Ticino è ormai sperimentata. L'Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) non può e non deve impedire alla Svizzera di adottare adeguati provvedimenti per garantire la sicurezza pubblica.

La minoranza della Commissione respinge invece le iniziative perché la loro attuazione complicherebbe le relazioni con l’Italia e l’UE. L'ALC consente la richiesta di informazioni sui precedenti penali di cittadini dell’UE che intendono trasferirsi nel nostro Paese unicamente in presenza di indicazioni concrete. Tale accordo è tuttavia esplicito nel non ammettere una verifica sistematica in tale ambito.

Una delle due Commissioni deve ora elaborare un progetto di attuazione delle due iniziative cantonali.

Verificare sistematicamente che nella legislazione da emanare non vi siano norme in eccesso, ma evitare l’automatismo «one in, one out»

La Commissione era chiamata a esaminare quattro iniziative parlamentari presentate dal consigliere nazionale Hans-Ueli Vogt (V, ZH), le quali prevedono diversi strumenti per arginare la sovraregolamentazione. La Commissione ritiene troppo meccanica e poco idonea la regola secondo cui in occasione dell’adozione di una nuova legge ne debba essere abrogata un’altra: sarebbe infatti difficile determinare nel singolo caso quali disposizioni legislative possano essere considerate «di portata equivalente» e quindi da abrogare. Con 15 voti contro 9 e un’astensione la Commissione ha proposto di non dare seguito alla corrispondente iniziativa (16.435).

La Commissione è invece d’accordo con l’autore delle iniziative, quando sostiene che la l’eccesso normativo potrebbe essere arginato se il Consiglio federale analizzasse sistematicamente nei suoi messaggi al Parlamento determinati aspetti. In particolare dovrebbe chiarire ogni volta se non sia meglio risolvere un determinato problema mediante un’autoregolamentazione dei settori interessati o mediante mandati normativi generali piuttosto che con disciplinamenti statali dettagliati. Con 14 voti contro 11 la Commissione ha dato seguito alla corrispondente iniziativa (16.436). Con 13 voti contro 9 e 3 astensioni la Commissione ha parimenti accolto l’iniziativa che chiede di verificare sistematicamente se non sia opportuno emanare una determinata norma dapprima a tempo determinato alfine di valutarne gli effetti (16.437). Anche nell’attuazione delle disposizioni internazionali si dovrebbe sempre verificare che non siano emanate norme in eccesso di nessuna utilità (16.440). La Commissione si è pronunciata a favore di questa iniziativa con 14 voti contro 11.

No a una maggiore partecipazione della Confederazione ai costi nel settore dell’asilo

Una mozione di Philipp Müller (16.3395) adottata dal Consiglio degli Stati chiede che nei primi dieci anni la Confederazione si assuma tutti i costi per le persone ammesse provvisoriamente e i rifugiati riconosciuti. La CIP del Consiglio nazionale si allinea al parere del Consiglio federale e respinge questa mozione con 14 voti contro 9 e 2 astensioni. Il Consiglio federale e la Commissione rilevano che la Confederazione in collaborazione con i Cantoni sta procedendo a un’analisi dei costi nel settore dell’asilo. È quindi opportuno attendere i risultati di quest'analisi. Una parte della maggioranza della Commissione teme inoltre che l’assunzione dei costi da parte della Confederazione possa indurre i Cantoni a impegnarsi in misura minore a favore dell’integrazione dei richiedenti l’asilo. La Confederazione dovrebbe mettere in conto 400-500 milioni di franchi di maggiori uscite senza conoscere gli effetti di queste misure. Un’altra parte della maggioranza solleva il problema della generosa procedura di ammissione dei richiedenti l’asilo da parte della Confederazione, sottolineando che una diversa ripartizione dei costi non risolverebbe questo problema. La minoranza della Commissione vorrebbe per contro che la Confederazione si assuma tutta la responsabilità sotto il profilo finanziario della sua politica dell’asilo.
 
Presieduta dal consigliere nazionale Heinz Brand (V, GR), la Commissione si è riunita a Berna il 19 e 20 gennaio 2017.