Un’iniziativa del Cantone dei Grigioni (16.308), sostenuta da un’iniziativa dall’identico tenore presentata dal Cantone del Vallese (16.310), chiede che gli edifici agricoli inutilizzati possano essere ridestinati a scopo abitativo nell’ambito delle possibilità di ampliamento esistenti, sempre che la loro identità ne sia preservata e l’ente pubblico non abbia ad assumersi costi od obblighi supplementari, segnatamente in materia di urbanizzazione.
La legislazione vigente permette il cambiamento di destinazione di questo tipo di edifici ai fini di una loro tutela come oggetti protetti in quanto tali o in quanto elementi caratteristici del paesaggio. Questa soluzione è stata attuata nel Cantone Ticino, dove i rustici situati nelle zone di protezione definite nel piano direttore cantonale possono essere resi abitabili.
La Commissione riconosce che un certo numero di «mazots», di «raccards» e di altri fienili rappresenta un prezioso patrimonio culturale che rischia di sparire se non si interviene. Constatando che in Svizzera ne esistono diverse centinaia di migliaia, essa ritiene che non possano né debbano essere trasformati tutti in abitazioni e che occorra pensare a una soluzione che implichi una pianificazione cantonale concordata. Per garantire il rispetto della separazione fra zone edificabili e zone non edificabili, occorrerà assicurarsi che i cambiamenti di destinazione al di fuori della zona edificabile non comportino generalmente un uso del territorio più esteso, intensivo o perturbatore. Dato che i piani direttori cantonali sono soggetti all’approvazione della Confederazione, sarà possibile garantire una certa uniformità sull’insieme del territorio. Queste riflessioni possono trovare spazio negli attuali lavori di revisione della legge sulla pianificazione del territorio (LPT2). La Commissione ha quindi deciso con 8 voti contro 5 di presentare una mozione che vada in questa direzione (17.3358) e ha deciso all’unanimità di non dare seguito all’iniziativa dei Cantoni dei Grigioni e del Vallese.
La Commissione ha quindi esaminato un’iniziativa del Cantone di San Gallo (16.313) nella quale si chiede che i Cantoni possano trasferire ai Comuni la competenza in materia di autorizzazione riguardante gli edifici di scarsa importanza conformi alla zona situati fuori della zona edificabile. Ritenendo che la soluzione attuale garantisca una migliore certezza del diritto e un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale, essa ha deciso con 8 voti contro 2 di non dare seguito all’iniziativa.
Con 11 voti contro 1, essa propone infine di non dare seguito all’iniziativa Parmelin che chiede di conferire ai Cantoni la competenza di definire le dimensioni dello spazio riservato alle acque (13.455). Questa problematica è stata oggetto di lunghi lavori in Parlamento e la stessa CAPTE-S aveva presentato una mozione, accolta nel 2015, con la quale chiedeva che i Cantoni beneficiassero di un margine di manovra più ampio per delimitare lo spazio riservato alle acque. Il 1° maggio scorso è entrata in vigore una revisione dell’ordinanza sulla protezione delle acque che ha allentato il pertinente disciplinamento.
Presieduta dal consigliere agli Stati Werner Luginbühl (BD/BE), la Commissione si è riunita a Berna il 16 maggio 2017.