Contrariamente a quanto affermato in una precedente lettera di dimissioni, il giudice federale Martin Schubarth si ritirerà al più tardi il 31 gennaio 2004. È perfino disposto a dimettersi prima se il suo successore potrà prendere servizio già prima della suddetta data.

Circa dieci giorni fa, il giudice federale Martin Schubarth si è rivolto al consigliere agli Stati Rolf Schweiger (nella sua veste di presidente della Commissione giudiziaria) e al consigliere agli Stati - e suo ex collega presso il Tribunale federale - Thomas Pfisterer invitandoli a considerare la possibilità di un suo ritiro già per l'inizio del 2004. Il suo passo sarebbe motivato dalla preoccupazione del buon nome della giustizia e del suo decorso possibilmente senza intoppi.

Le varie e costruttive discussioni tra il giudice e i consiglieri hanno permesso di raggiungere un accordo, sancito da uno scambio di lettere: del consigliere Rolf Schweiger al giudice Martin Schubarth (5.11.2003), del giudice Schubarth al consigliere Rolf Schweiger (5.11.2003) e del giudice Schubarth al presidente dell'Assemblea federale (5.11.2003). Le lettere sono allegate al presente comunicato stampa.

L'idea alla base dell'accordo è di rendere note le ragioni che hanno spinto Martin Schubarth a modificare la sua decisione di dimissioni, senza peraltro passare sotto silenzio il fatto che il giudice Schubarth non approva integralmente tutte le considerazioni e le opinioni contenute nel rapporto della Commissione giudiziaria del 6 ottobre 2003. Le eventuali controversie risultanti da questo rapporto non dovranno tuttavia essere composte immediatamente. Per calmare la situazione, è prevalso il parere che qualsiasi discussione sul rapporto della CdG non debba essere condotta retrospettivamente, ma invece considerata in una prospettiva futura durante i dibattiti preliminari delle Commissioni

giuridiche sulla nuova legge sul Tribunale federale, in modo da sfociare in decisioni riguardanti l'autonomia dei giudici e l'alta vigilanza parlamentare.

Berna, 06.11.2003    Servizi del Parlamento