La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) vuole che il Consiglio federale sia composto da nove membri. Nella Costituzione federale va inoltre sancito che le regioni geografiche e linguistiche del nostro Paese vi siano adeguatamente rappresentate.

Con 13 voti contro 6 e 3 astensioni la CIP-N ha deciso di elaborare un’iniziativa che chiede di sancire nella Costituzione federale che il Consiglio federale si compone di nove membri e che le regioni geografiche e linguistiche del nostro Paese devono esservi adeguatamente rappresentate. La Commissione ritiene che quando in passato si è discusso di una riforma del Governo, si è attribuita scarsa importanza alla rappresentanza delle minoranze linguistiche. Con un Consiglio federale più numeroso si terrebbe meglio conto delle varie regioni geografiche e linguistiche. Si pensi in particolare alla Svizzera italiana, che con l’attuale costellazione dei partiti non ha praticamente più alcuna possibilità di avere un rappresentante tra i sette membri che compongono il Collegio governativo. Se la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati approva l’iniziativa della CIP-N, quest’ultima potrà elaborare il progetto della pertinente modifica costituzionale.
 
 

I Cantoni popolosi non devono avere un peso maggiore

 
La Commissione non reputa necessario effettuare modifiche al sistema attuale per il calcolo della maggioranza dei Cantoni e della composizione del Consiglio degli Stati e, con 13 voti contro 8, respinge dunque un’iniziativa parlamentare che vuole ricalcolarle sulla base dello sviluppo demografico (13.417 n Iv. Pa. Nordmann. Per un riequilibrio del federalismo). La Commissione ritiene infatti che i meccanismi decisionali della politica federale, intesi a impedire un predominio dei Cantoni più popolosi, finora non hanno causato problemi degni di nota e che quindi continuano a dare buoni risultati. La minoranza della Commissione segnala tuttavia che nel corso della storia i piccoli Cantoni hanno assunto un’importanza sempre maggiore e che questo squilibrio demografico deve essere corretto.

Niente «Fondo per la democrazia»
 

La Commissione non vuole che la Confederazione sostenga finanziariamente gli attori della politica. Con 15 voti contro 9 si esprime contro un’iniziativa parlamentare (13.428 n Iv. Pa. Gross Andreas. Anche in Svizzera la democrazia ha bisogno di investimenti pubblici), conformemente alla quale si dovrebbe istituire un «Fondo per la democrazia» con i cui mezzi si raddoppiano le liberalità di privati tra 100 e 1000 franchi a partiti e a comitati d’iniziativa e referendari, a condizione che le organizzazioni in questione siano trasparenti quanto ai loro proventi. La Commissione teme che ciò comporterebbe un notevole onere burocratico: allo Stato non incomberebbero solamente i costi del finanziamento dei suddetti attori, bensì dovrebbe anche mettere a disposizione il necessario sistema di pagamento e, in particolare, di controllo. La minoranza della Commissione ritiene invece che un simile sistema consentirebbe, da un lato, di bilanciare un po’ lo squilibrio finanziario tra gli attori e, dall’altro, di creare maggiore trasparenza.
 

Il ricongiungimento familiare delle persone ammesse provvisoriamente deve rimanere possibile
 

Con 12 voti contro 7 e 2 astensioni la Commissione respinge un’iniziativa parlamentare del Gruppo dell’Unione democratica di centro che vuole negare alle persone ammesse provvisoriamente il diritto al ricongiungimento familiare (13.425 n Nessun ricongiungimento familiare per le persone ammesse provvisoriamente). La Commissione considera questa misura sproporzionata, tanto più che negli ultimi anni il numero di domande è stato minimo e quello dei permessi a livello svizzero (circa una dozzina) è stato modesto. Una parte della maggioranza della Commissione vuole in particolare mantenere la possibilità del ricongiungimento familiare anche perché esso giova all’integrazione di queste famiglie. La minoranza della Commissione ritiene per contro che spesso si abusi del diritto al ricongiungimento familiare non essendo possibile, per molte persone, verificare l’effettivo legame familiare. Occorre soprattutto ridurre il numero di immigrati con questo statuto di dimora, anche perché, per esperienza, le persone ammesse provvisoriamente causano costi sociali elevati.

Respinto l’impiego di sedativi per i rinvii coatti
 

La Commissione propone al Consiglio nazionale con 10 voti contro 9 e 1 astensione di respingere un’iniziativa parlamentare del Gruppo dell’Unione democratica di centro che chiede di autorizzare l’impiego di medicamenti per l’applicazione delle misure coercitive (13.406 n Autorizzare l’impiego di medicamenti per procedere ai rinvii coatti). Per la CIP-N le disposizioni della legge sull’impiego della coercizione sono sufficienti e inequivocabili: la somministrazione di sedativi è ammessa soltanto per motivi medici e i medicamenti non possono essere impiegati al posto di mezzi ausiliari come manette o cavigliere. Secondo la minoranza della Commissione nell’attuazione delle disposizioni legali vi è una zona grigia. L’impiego di tranquillanti per l’esecuzione di un rinvio coatto dovrebbe essere di principio ammesso quale ultima ratio nell’interesse della persona in questione e degli organi preposti.

Parità di trattamento per le unioni domestiche in materia di cittadinanza

 
Le persone straniere che vivono in un’unione domestica registrata non devono più essere svantaggiate rispetto ai coniugi stranieri quanto alla naturalizzazione. Con 14 voti contro 0 e 9 astensioni la CIP-N ha dato seguito a cinque iniziative parlamentari che chiedono di adeguare le basi legali in modo da garantire l’equiparazione tra unioni domestiche registrate e matrimoni nella procedura di naturalizzazione (13.418 n Gruppo verde liberale, 13.419 n Gruppo BD, 13.420 n Gruppo dei Verdi, 13.421 n Gruppo socialista e 13.422 n Fiala). Considerato il divieto di discriminazione sancito dalla Costituzione federale, la Commissione reputa inopportuna l’attuale disparità di trattamento. Per attuare le iniziative, oltre a una modifica della legge sulla cittadinanza, sarà probabilmente necessario modificare anche la Costituzione.

 

Consiglieri federali uscenti: mantenuto il progetto di un periodo d’attesa

 
Anche se il Consiglio federale si è pronunciato negativamente, la CIP-N ha deciso di mantenere con 18 voti contro 6 la sua proposta di un progetto volto a vietare ai consiglieri federali uscenti e ai quadri di grado gerarchico più elevato dell’Amministrazione federale di assumere incarichi retribuiti o funzioni in aziende operanti in determinati settori (10.511 Iv. Pa. Periodo di attesa per incarichi e funzioni a consiglieri federali uscenti / 10.517 Iv. Pa. Limitare l’assunzione di mandati da parte di consiglieri federali uscenti). La lettura del parere del Consiglio federale suscita l’impressione che si voglia introdurre un divieto generale di lavorare. La Commissione ribadisce che il progetto riguarda soltanto gli incarichi e le funzioni in imprese che operano in campi strettamente collegati con l’attività esercitata in precedenza dal consigliere federale uscente. Il progetto sarà trattato in Consiglio nazionale durante la sessione estiva.

Presieduta dal consigliere nazionale Ueli Leuenberger (G, GE), la Commissione si è riunita a Berna il 29 e 30 agosto 2013.


Berna, 30 agosto 2013  Servizi del Parlamento