Gli sviluppi delI’acquis «Dublino/Eurodac» mirano a rendere più efficiente il sistema di asilo europeo e, nel contempo, a rafforzare le garanzie legali delle persone interessate. La maggioranza della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale (CPE-N) ritiene che la cooperazione tra la Svizzera e l’UE basata sulla Convenzione di Dublino sia globalmente positiva e auspicherebbe proseguire su questa strada recependo le basi legali sottoposte a revisione. Una minoranza respinge invece gli sviluppi dell’acquis ritenendo che le nuove disposizioni allentino il diritto in materia di asilo e incoraggino gli abusi in questo ambito.
La trasposizione dei due regolamenti UE comporta diverse modifiche nella legge federale sugli stranieri e nella legge sull’asilo. La CPE-N ha pertanto deciso di invitare la Commissione delle istituzioni politiche, competente in materia di diritto di asilo e di diritto degli stranieri, a sottoporle un corapporto, rimandando quindi la sua decisione a un momento successivo.
La CPE-N ha esaminato anche una petizione depositata dalla sezione ticinese dell’UDC (14.2006) che chiede di denunciare gli Accordi di Schengen, indipendentemente dalle conseguenze sugli altri Accordi bilaterali sottoscritti con l’Unione europea, allo scopo di porre fine alla libera circolazione dei criminali.
Con 14 voti contro 5 e 3 astensioni, la Commissione ha deciso di non dare seguito a questa petizione. La maggioranza della CPE-N ritiene che l’integrazione della Svizzera nello spazio Schengen sia, nell’insieme, positivo per il Paese. A suo avviso la criminalità transfrontaliera non è riconducibile agli Accordi di Schengen, ma anzi va combattuta in stretta collaborazione con le autorità di polizia e di giustizia degli Stati Schengen. La minoranza della CPE-N sostiene invece che la scomparsa dei controlli generalizzati alle frontiere favorisca la libera circolazione dei criminali e che pertanto vada posto fine a questo regime.
Altri temi
La Commissione si è occupata anche della crisi in Ucraina e dei lavori della presidenza svizzera dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Essa ha lodato l’impegno e gli sforzi profusi in questo ambito dal presidente della Confederazione, il consigliere federale Didier Burkhalter, nella sua veste di presidente in carica dell’OSCE. In particolare ha discusso sulla missione di osservazione dell’OSCE in Ucraina che mira a ridurre le tensioni sul campo e a promuovere la pace, la stabilità e la sicurezza nel Paese. La Commissione ha inoltre affrontato il tema della missione di osservazione elettorale organizzata dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (Office for Democratic Institutions and Human Rights, ODIHR) dell’OSCE e la questione del voto sulla sospensione del diritto di voto della delegazione russa in seno al Consiglio d’Europa.
Dopo aver sentito due esperti internazionali sul Sahel e sul Mali – per la precisione il professor Mohammad-Mahmoud Ould Mahomedou (visiting professor presso l’Institut des hautes études internationales et du développement di Ginevra e capo del programma regionale di sviluppo presso il Geneva Center for Security Policy) e il professor Georg Klute (Università di Bayreuth) – nonché il rappresentante speciale della Svizzera per il Sahel, Didier Berberat, la Commissione si è occupata della mediazione della Svizzera in Mali, della cooperazione bilaterale tra i due Paesi e dell’aiuto umanitario fornito dalla Svizzera. Gli esperti hanno lodato l’impegno di qualità della Svizzera nella regione.
Infine i membri della Commissione si sono intrattenuti con il presidente della Confederazione, il consigliere federale Didier Burkhalter, sull’attuale stato delle relazioni bilaterali Svizzera-UE.
Berna, 15 aprile 2014 Servizi del Parlamento