La Commissione ritiene che, ratificando la Convenzione di Istanbul, la Svizzera offra un importante contributo alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica a livello europeo. Firmando la Convenzione, gli Stati parte s’impegnano a perseguire la violenza psichica, fisica e sessuale, nonché a prendere misure preventive per far fronte a queste forme di violenza. La Commissione è convinta che la ratifica della Convenzione da parte della Svizzera, nella sua qualità di membro del Consiglio d’Europa, costituisca un chiaro segnale in grado di favorire un’evoluzione positiva anche negli altri Stati. Allo stesso tempo, la Convenzione rappresenta anche per la Svizzera uno strumento importante contro le discriminazioni nei confronti delle donne, sebbene in questo ambito disponiamo già oggi di una legislazione moderna. Una minoranza della Commissione propone invece di non ratificare la Convenzione, ritenendola una restrizione vincolante eccessiva e non necessaria per la Svizzera, la quale a suo parere si è già dotata di basi legali sufficienti in questo settore.
Ricorrere ai pentiti per lottare contro organizzazioni criminali e terroristiche
Per pentiti si intendono i rei confessi, al contempo informatori, che nel perseguimento della criminalità organizzata possono rivelarsi assai preziosi. La Commissione ritiene importante lottare efficacemente contro le organizzazioni terroristiche e criminali. Le autorità inquirenti devono per questo motivo disporre di competenze più ampie in modo da poter ricompensare con una riduzione della pena o addirittura con l’esenzione dalla pena i pentiti che forniscono loro informazioni importanti. La Commissione ha perciò accolto la mozione del consigliere agli Stati Janiak 16.3735 e presentato la mozione commissionale strettamente legata 17.3264. Una minoranza della Commissione intende respingere la mozione Janiak 16.3735.
Giuramento dei giudici federali
La Commissione si è occupata del contesto nel quale deve svolgersi il giuramento dei giudici federali. Secondo il diritto vigente i giudici federali prestano giuramento o promessa solenne dinanzi alla rispettiva corte sotto la presidenza del presidente del Tribunale federale. L’iniziativa parlamentare chiede che in futuro i giudici federali prestino giuramento o promessa solenne dinanzi all'Assemblea federale plenaria, equiparandoli così ai membri del Consiglio federale e dell'Assemblea federale. La Commissione ha deciso, con 12 voti contro 12, 1 astensione e il voto decisivo del suo presidente, di non dare seguito all’iniziativa parlamentare del gruppo UDC 16.404. La maggioranza della Commissione ritiene la modifica proposta inutile e poco proficua. Una minoranza chiede invece di dare seguito all’iniziativa.
Colloquio in merito a diversi aspetti del diritto penale
Nella sua seduta la Commissione ha approfondito diverse questioni di diritto penale e sulla scorta di alcuni casi venuti alla luce ha valutato se e in quale misura vi siano lacune nel diritto penale vigente in questo ambito. Visti i diversi interventi parlamentari sul tema, la Commissione si aspetta che il Consiglio federale sottoponga prossimamente al Parlamento un disegno volto ad armonizzare il quadro delle pene nel Codice penale. Essa ha accolto all’unanimità una corrispondente mozione di commissione (17.3265).
- Nell’ambito dell’esame preliminare, la Commissione si è occupata per la seconda volta di un’iniziativa parlamentare che vuole introdurre l’internamento a vita per la fattispecie dell’atto sessuale con persone incapaci di discernimento o inette a resistere di cui all’articolo 191 CP (15.494n, Iv. Pa. Amaudruz. Internamento a vita). Con 14 voti contro 10 e 1 astensione la Commissione ha deciso di allinearsi alla decisione del Consiglio degli Stati e di proporre al Consiglio nazionale di non dare seguito all’iniziativa.
- La Commissione si è inoltre chinata sull’iniziativa parlamentare 16.416 (Iv. Pa. Guhl. Ordinare la carcerazione di sicurezza per impedire che gli autori recidivi di reati sessuali facciano altre vittime). Essa propone con 14 voti contro 10 di dare seguito all’iniziativa che chiede di introdurre la carcerazione di sicurezza per una persona che, dopo aver commesso un grave reato a sfondo sessuale, ne commette un altro analogo.
- Secondo la Commissione vi è inoltre necessità di legiferare per quanto concerne le sanzioni penali previste per atti sessuali con minori. Con 16 voti contro 6, senza astensioni, ha dunque approvato la decisione della Commissione omologa del Consiglio degli Stati dando seguito all’iniziativa parlamentare Jositsch (16.408). L’iniziativa chiede che siano previste pene minime per atti sessuali con minori, differenziate a seconda dell’età della vittima. Pur essendo favorevole all’introduzione di sanzioni penali minime, la Commissione intende tuttavia evitare che la modifica legislativa si traduca nell’inflizione automatica di pene sproporzionatamente severe per casi di esigua importanza. In seguito alla decisione della Commissione in merito all’iniziativa parlamentare Jositsch 16.408, l’iniziativa Rickli Natalie 16.407, avente lo stesso tenore, è stata ritirata dalla sua autrice.
- Nell’ambito dell’esame preliminare dell’iniziativa parlamentare Flach 16.430 la Commissione si è invece occupata dell’articolo 296 del Codice penale riguardante il reato di lesa maestà. Essa ha dato seguito con 13 voti contro 11 e 1 astensione all’iniziativa motivando questa decisione con il fatto che tale disposizione non è più attuale. La Commissione ritiene che, anche senza la disposizione in oggetto, il Codice penale disponga di tutte le necessarie basi legali per punire simili infrazioni.
Nessuna responsabilità causale nell’ambito dell’esecuzione delle pene e delle misure
La Commissione ha deciso con 14 voti contro 10 e 1 astensione di proporre al Consiglio nazionale di stralciare dal ruolo un’iniziativa parlamentare che prevedeva una responsabilità in caso di liberazione condizionale e regime aperto (13.430, Iv. Pa. Rickli Natalie. Responsabilità in caso di liberazione condizionale e regime aperto). Un primo disegno di attuazione ha incontrato forti resistenze da parte della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP). Dopo un’ampia discussione con le consigliere di Stato Jacqueline Fehr (ZH) e Béatrice Métraux (VD) la Commissione ha infine deciso di rinunciare all’introduzione in questo ambito di una responsabilità causale dipendente dalla colpa prescritta a livello federale. Una minoranza chiede invece di proseguire i lavori.
Presieduta dal consigliere nazionale Jean Christophe Schwaab (PS, VD), la Commissione si è riunita a Berna il 6 e il 7 aprile 2017.