Attuare l’«iniziativa contro l’immigrazione di massa» non sembra possibile senza gravare l’economia di un carico supplementare di lavoro amministrativo. La Commissione del Consiglio degli Stati si oppone ai tentativi di indebolire l’obbligo di annunciare i posti vacanti in caso di disoccupazione superiore alla media.

​La modifica della legge sugli stranieri del 16 dicembre 2016 prevede l’adozione di misure atte a sfruttare meglio il potenziale di lavoratori residenti. In tal modo si attuerebbe l’«iniziativa contro l’immigrazione di massa» senza violare gli impegni di diritto internazionale. La legge prevede un dovere di annunciare i posti di lavoro vacanti ai servizi pubblici di collocamento nel caso in cui il tasso di disoccupazione superi un determinato valore soglia. Il Consiglio federale deve disciplinare i dettagli mediante un’ordinanza. Ha sottoposto per parere il progetto di detta ordinanza alle Commissioni delle istituzioni politiche (CIP), le quali possono formulare raccomandazioni. Sarà l’Esecutivo a decidere in via definitiva; tuttavia − qualora non si tenesse conto delle loro raccomandazioni − le Commissioni potrebbero successivamente avviare una revisione legislativa.

La CIP del Consiglio degli Stati vuole attuare l’obbligo di annunciare i posti vacanti nel modo più coerente possibile e si oppone ai tentativi di indebolirlo a causa di interessi particolari di natura economica. Devono essere offerte migliori possibilità sul mercato del lavoro al maggior numero possibile di lavoratori indigeni disoccupati. La Commissione appoggia in particolare l’intenzione del Consiglio federale di fissare al 5 per cento il valore soglia per il tasso di disoccupazione a livello nazionale. Raccomanda perciò all’Esecutivo con 6 voti contro 3 e 1 astensione di ammettere da subito detto valore soglia e di non prevedere alcun periodo di transizione fino alla fine del 2019. Nemmeno la raccomandazione accolta dalla Commissione del Consiglio nazionale di fissare valori soglia differenti a seconda delle regioni economiche è stata accolta: un disciplinamento di questo tipo non sarebbe praticabile.

La Commissione respinge le seguenti raccomandazioni formulate dalla sua omologa del Consiglio nazionale relative alle eccezioni all’obbligo di annuncio ritenendole in contrasto con la legge o con l’accordo sulla libera circolazione:

  • nessun obbligo di annuncio se in precedenza le persone lavoravano per lo stesso datore di lavoro per almeno cinque mesi (3 voti contro 4 e 3 astensioni);
  • nessun obbligo di annuncio se per il posto sono già previsi indigeni (3 voti contro 6 e 1 astensione).

Mozione intesa ad abolire l’ammissione provvisoria: decisione rimandata

Anche dopo aver sentito Cantoni, Città e Comuni, la CIP del Consiglio degli Stati non è convinta che abolire lo statuto dell’amissione provvisoria di stranieri contribuirebbe a integrarli meglio nel mercato del lavoro (17.3270 Mo. Consiglio nazionale [CIP-N]. Sostituire lo statuto dell’ammissione provvisoria). La Commissione ha già proposto una volta alla sua Camera di respingere la mozione (cfr. comunicato stampa del 29 agosto 2017), mozione che il Consiglio degli Stati ha tuttavia rinviato alla Commissione nella scorsa sessione autunnale.

Durante le audizioni i rappresentanti della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS), della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), dell’Unione delle Città svizzere e dell’Associazione dei Comuni svizzeri non sono riusciti a convincere la Commissione che la variante proposta nella mozione intesa ad abolire lo statuto dell’ammissione provvisoria consente di ottenere un miglioramento. Le audizioni hanno inoltre evidenziato che i Comuni si danno già molto da fare per integrare con successo nel mercato del lavoro le persone ammesse provvisoriamente. La Commissione vorrebbe sostenere Cantoni e Comuni adeguando in modo mirato lo statuto dell’ammissione provvisoria, senza tuttavia sostituirlo. Ha perciò deciso di sospendere la trattazione della mozione e di elaborare e approvare in una seduta successiva il testo di una corrispondente mozione commissionale.

Contro la riduzione numerica delle commissioni extraparlamentari

La CIP ritiene che sia importante sottoporre a regolare verifica le commissioni extraparlamentari istituite dal Consiglio federale. Occorre soprattutto verificare la ragion d’essere di tali commissioni consultive. La CIP intende esaminare in una seduta successiva anche altre possibilità di risparmio. Non ritiene invece opportuna una riduzione forfetaria di un terzo delle commissioni, come chiede la mozione 16.3967 (Mo. Consiglio nazionale (Bigler). Ridurre le commissioni extraparlamentari allo stretto necessario). Con la loro competenza specifica, le commissioni extraparlamentari svolgono per principio una funzione importante. Per sciogliere una commissione occorre fornire caso per caso una motivazione valida dal punto di vista del contenuto. Con 12 voti contro 1 la CIP respinge la mozione accolta il 16 marzo 2017 dal Consiglio nazionale con 100 voti contro 72 e 6 astensioni.

Anche la Commissione del Consiglio degli stati è favorevole a conferire la garanzia federale alla Costituzione del Cantone Ticino

Come la CIP del Consiglio nazionale, anche la sua omologa del Consiglio degli Stati si dichiara, senza controproposta, favorevole a conferire la garanzia federale alla Costituzione del Cantone Ticino (17.049 sn Costituzioni dei Cantoni di Turgovia, Ticino, Vallese e Ginevra. Garanzia). Il 25 settembre 2016, accettando l’iniziativa popolare «Prima i nostri» gli aventi diritto di voto ticinesi hanno approvato diverse disposizioni costituzionali intese a frenare l’afflusso di lavoratori stranieri. Si può constatare che le nuove disposizioni costituzionali contengono obiettivi inerenti al mercato del lavoro che lasciano un margine di manovra, seppur molto ristretto, per un’attuazione conforme al diritto federale e internazionale. Va pertanto conferita la garanzia federale.

Presieduta dal suo presidente, il consigliere agli Stati Peter Föhn (V, SZ), la Commissione si è riunita a Berna il 16 e 17 novembre 2017.