Come deciso dalla sua Commissione omologa del Consiglio nazionale una settimana fa, anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati (CIP-S) non vuole sancire nella Costituzione l’obbligo di un’adeguata rappresentanza dei sessi nelle autorità federali.

​Con 9 voti contro 4 la Commissione si è espressa contro l’iniziativa parlamentare che intendeva obbligare l’Assemblea federale a tener conto nelle sue elezioni di un’equa rappresentanza di genere (17.484 s Pa. Iv. Comte. Per un’equa rappresentanza di genere in seno alle autorità federali). Come la sua omologa del Consiglio nazionale, che la scorsa settimana si era pronunciata contro un’iniziativa parlamentare analoga presentata dalla consigliera nazionale Maya Graf (17.411), la Commissione del Consiglio degli Stati ritiene che il criterio di genere non abbia rango costituzionale, contrariamente ai criteri politico-istituzionali delle regioni nazionali e linguistiche, di centrale importanza per la coesione dello Stato federale. La libertà d’azione dell’Assemblea federale in occasione delle elezioni non dev’essere ulteriormente limitata da altri criteri.

Limite superiore per i salari dei quadri nelle aziende parastatali

Dopo aver approvato nella sessione autunnale l’iniziativa parlamentare della consigliera nazionale Susanne Leutenegger Oberholzer (16.438 n Per retribuzioni adeguate e contro gli eccessi salariali delle aziende della Confederazione e di aziende parastatali) e accolto inoltre nella sessione invernale una mozione in tal senso (16.3377 n Mo. Consiglio nazionale (Pardini). Tetto agli stipendi a 500 000 franchi), il Consiglio nazionale ha dichiarato di voler fissare nella legge un limite superiore per gli stipendi dei quadri delle aziende parastatali. La CIP-S ha approvato quest’iniziativa parlamentare con 9 voti contro 3 e 1 astensione. Per la Commissione è importante che il valore di riferimento per il limite superiore degli stipendi non corrisponda allo stipendio netto di un membro del Consiglio federale, bensì allo stipendio lordo, compresa la pensione. Il Consiglio federale si muove già oggi entro questi limiti con le sue direttive alle aziende secondo le quali non può essere versato un salario superiore al milione di franchi. Ora spetta alla CIP-N elaborare un progetto per sancire questi valori di riferimento nella legge. A questo riguardo la CIP-S si attende che sia considerata la formulazione da essa proposta nella sua iniziativa di commissione (17.443 Iv. Pa. Retribuzioni adeguate nelle imprese e negli istituti federali e parastatali). Questo perché criteri materiali si addicono meglio per orientare la politica salariale di queste aziende rispetto a salari di riferimento o tetti fissi. La Commissione respinge pertanto con 10 voti contro 0 e 2 astensioni la mozione che fissa importi troppo rigidi e troppo bassi per i salari massimi.

Lo statuto dell’ammissione provvisoria non va abolito, ma adeguato in modo mirato

Anche dopo aver sentito il 17 novembre 2017 le conferenze cantonali interessate dell’Unione delle Città svizzere e l’Associazione dei Comuni svizzeri, la Commissione non è ancora convinta che lo statuto dell’ammissione provvisoria degli stranieri debba essere abolito. Essa mantiene quindi la sua decisione del 28 agosto 2017 e chiede alla sua Camera di respingere una mozione in tal senso del Consiglio nazionale (17.3270 n Mo. Consiglio nazionale (CIP-N). Sostituire lo statuto dell'ammissione provvisoria). La Commissione riconosce tuttavia la necessità di un intervento parziale, dicendosi favorevole alla soppressione degli ostacoli esistenti nel processo d’integrazione di queste persone nel mercato del lavoro. Occorre tuttavia intervenire con adeguamenti mirati dell’attuale legislazione riguardante le persone ammesse provvisoriamente. Con 10 voti contro 0 e 2 astensioni essa ha pertanto deciso di inoltrare una corrispondente mozione di commissione (18.3002 s Mo. CIP-S. Adeguamenti mirati dello statuto degli stranieri ammessi a titolo provvisorio).

Più trasparenza in Parlamento

Il 18 agosto 2017 la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha presentato un progetto con diverse modifiche della legislazione sul Parlamento (16.457 n Iv. Pa. CIP-N. Diverse modifiche del diritto parlamentare, cfr. comunicato stampa del 24 agosto 2017). Essa ha proposto diverse modifiche volte a creare una maggiore trasparenza nel lavoro parlamentare. Il Consiglio nazionale ha tuttavia stralciato molte di queste modifiche il 12 dicembre 2017. La CIP-S propone al suo Consiglio di reintegrare le diverse proposte della sua Commissione omologa. La Commissione si è espressa quindi con 9 voti contro 2 e 2 astensioni affinché i deputati siano obbligati a indicare nel registro pubblico delle relazioni d’interesse anche i propri datori di lavoro. Con 7 voti contro 4 e 2 astensioni ha pure riscosso il consenso della maggioranza una mozione in cui si chiedeva ai deputati di indicare se svolgono le attività menzionate nel registro delle relazioni d’interesse dietro compenso o a titolo benefico. Come già proposto dalla Commissione del Consiglio nazionale, la CIP-S si è espressa con 7 voti contro 2 e 3 astensioni affinché importanti documenti commissionali siano resi accessibili al pubblico (attuazione di 15.444 Iv. Pa. Minder. Commissioni parlamentari. Trasparenza dei documenti accessori).

Dopo che il Consiglio nazionale ha fissato il venerdì come giorno di seduta, anche la CIP-S rinuncia ad anticipare al giovedì le votazioni finali. La relativa iniziativa parlamentare del consigliere gli Stati Minder è stata respinta con 6 voti contro 6 e il voto decisivo della presidente (17.444 Iv. Pa. Fissazione più razionale della data delle votazioni finali delle Camere federali). Inoltre, con 6 voti contro 4 e 3 astensioni, la Commissione non è d’accordo che nell’elaborazione di messaggi si debba sempre verificare se la modifica di legge prevista debba avere una validità limitata. Con 9 voti contro 1 e 3 astensioni la Commissione si è detta per contro favorevole a una verifica costante delle conseguenze di un disegno legislativo per gli Svizzeri all’estero.

Contro l’iniziativa per l’autodeterminazione

L’iniziativa per l’autodeterminazione (17.046 s Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione). lniziativa popolare) è stata attribuita in Consiglio degli Stati alla Commissione degli affari giuridici (CAG). Dato che l’iniziativa pone importanti questioni di politica istituzionale, anche la CIP se ne è occupata. Essa chiede alla CAG, senza controproposte, di seguire il Consiglio federale e di raccomandare a Popolo e Cantoni di respingere l’iniziativa. Con 8 voti contro 4 la CIP-S ha infine respinto una proposta secondo cui la CAG dovrebbe esaminare una possibile formulazione per un controprogetto.

Presieduta dalla sua presidente, la consigliera agli Stati Pascale Bruderer (S/AG), la Commissione si è riunita il 18 e 19 gennaio 2018 a Berna.