Tensioni decennali tra conservatori e liberali sfociarono in una rivoluzione nel settembre del 1890: come il sistema proporzionale introdotto di seguito rivoluzionò il modo di fare politica in Ticino e il ruolo di Simen in questo processo.

​Gli antefatti e la rivoluzione

La politica ticinese del 19esimo secolo fu caratterizzata da profondi dissidi tra conservatori e liberali, le due principali fazioni che si contendevano il potere, delegittimandosi a vicenda e ricorrendo a brogli e violenza. Le tensioni vennero ulteriormente esasperate dalla modifica dei circondari elettorali da parte dei conservatori. Grazie a una specifica suddivisione dei voti sul territorio cantonale, questa modifica garantì loro il potere ininterrottamente dal 1875. Dopo quindici anni di governo conservatore e impotenza politica del Partito Liberale, alcuni suoi rappresentanti decisero di ricorrere a mezzi estremi, occupando l’arsenale cantonale di Castelgrande e recandosi verso Palazzo delle Orsoline, dove entrarono con forza. Un aneddoto diffuso narra che nonostante numerose finestre aperte a causa delle temperature estive, i «settembristi» vollero a tutti i costi scardinare l’imponente portone: «Perché il Popolo entra per la porta e non per la finestra»1. Durante questi momenti caotici, probabilmente più per sbaglio che per intenzione, partì un colpo di pistola che ferì mortalmente il Consigliere di Stato Luigi Rossi, appena 26enne. Il liberale Rinaldo Simen venne nominato Presidente del governo provvisorio, definito il governo «della giustizia, della riparazione e della pace». L’egemonia liberale non era però destinata a durare a lungo.

La presa di Palazzo delle Orsoline. Fonte. Silografia, disegno di M. Parys da uno schizzo di M. Dunki, inviato del giornale parigino «L’Illustration», Bellinzona, Archivio cantonale.

La reazione di Berna e le conseguenze

La rivoluzione settembrina fece parlare molto nel resto della Svizzera e perfino al di fuori dei confini nazionali, in quanto venne vista come un simbolo dell’instabilità elvetica. Il Consiglio federale reagì con fermezza e il giorno successivo inviò il colonello divisionario Künzli in Ticino, anche al fine di evitare il paventato intervento dei Cantoni ferventemente cattolici di Uri e Lucerna per cercare di ripristinare il governo conservatore. Künzli analizzò la situazione con lucidità e raccomandò al Consiglio federale un passo audace, ossia di introdurre un sistema elettorale proporzionale, che avrebbe quindi garantito una coesistenza tra conservatori e liberali, nonché di eventuali altre forze politiche, in seno all’esecutivo e al legislativo. Il Consiglio federale decise di seguire questa via e il Presidente della Confederazione Louis Ruchonnet pronunciò la celebre frase: «Il faut que les Tessinois apprennent à gouverner ensemble!»2.

Rinaldo Simen. Fonte Anonimo, Rinaldo Simen, 1893, fotoincisione, cm 120 x 114, Orell Füssli, Zurigo ;Archivio di Stato, Bellinzona, Catalogo delle stampe, Pers. 4/19.

La vera rivoluzione che scosse il Canton Ticino non fu il colpo di stato liberale in sé, ma l’introduzione, imposta da Berna, di un nuovo sistema elettorale accompagnato da altre misure come l’estensione del diritto di referendum a oggetti di carattere finanziario, l’iniziativa popolare legislativa e il diritto di revoca popolare del Consiglio di Stato. Questa riforma costituzionale, entrata in vigore nel 1892, permise il passaggio da un sistema bipartitico al multipartitismo, con l’affermazione elettorale del Partito Socialista e la nascita di vari nuovi partiti minori, che grazie al sistema proporzionale poterono comunque ambire ad una loro presenza istituzionale. Allo stesso tempo, la riforma non modificò unicamente la composizione partitica delle istituzioni, ma l’intero modo di fare politica. La compartecipazione di forze conservatrici e liberali all’interno del Governo obbligò i loro rappresentanti a cercare compromessi, ponendo fine ad ostilità decennali e favorendo in generale una moderazione del dibattito politico. La figura principale di questo cambiamento fu Rinaldo Simen: da volto del «settembrismo», Simen riconobbe la necessità di un indirizzo politico maggiormente pragmatico e negoziale al fine di garantire pace e prosperità al Canton Ticino, assumendo quindi nuovamente la Presidenza del Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato questa volta però fu composto da tre liberali e due conservatori. All’assunzione della carica dichiarò: «Il nuovo Consiglio di Stato assume le sue funzioni col fermo proposito di consacrare tutte le sue forze al benessere dell’intero Cantone, di considerare con pari sollecitudine tutte le parti del Paese, di assicurare il medesimo diritto a tutti i cittadini, il medesimo rispetto a tutte le convinzioni»3. Seppur questa evoluzione delle posizioni e dell’atteggiamento di Simen non piacque a tutti i radicali - taluni lo accusarono di affossare ogni tentativo di raggiungere una politica veramente laicista e progressista - il tempo dimostrò che fu la via giusta da seguire portando benefici al Cantone. Infatti, questa via del successo ticinese venne ben presto seguita da altri Cantoni, culminando con l’introduzione del sistema proporzionale per le elezioni del Consiglio nazionale nel 1918.

Caricatura apparsa nella rivista satirica «Nebenspalter» riguardo la rivoluzione ticinese, 27 settembre 1890.

Esposizione «100 anni di proporzionale» a Palazzo federale

Nel 2018 è ricorso il centenario dell’introduzione del sistema proporzionale a livello nazionale. Il 13 ottobre 1918 Popolo e Cantoni accettarono con una netta maggioranza del 66,8 per cento la terza iniziativa a favore dell’elezione del Consiglio nazionale con il sistema proporzionale. L’introduzione del voto proporzionale ebbe notevoli conseguenze sul sistema politico. Le elezioni anticipate che si tennero un anno dopo, nell’ottobre del 1919, videro mutare la composizione del Consiglio nazionale in maniera radicale.

L’esposizione «100 anni di proporzionale» illustra il periodo di quasi un anno intercorso tra l’accettazione dell’iniziativa popolare e le prime elezioni svolte con il sistema proporzionale. I Servizi del Parlamento ricordano così eventi ricchi di conseguenze per la storia della Svizzera come la fine della Prima Guerra mondiale o lo sciopero generale, offrendo inoltre un’interessante panoramica delle condizioni di vita dell’epoca.

Il 20 ottobre 2019 si terranno le prossime elezioni del Consiglio nazionale. In vista di questo importante appuntamento l’esposizione presenta anche l’attuale sistema elettorale.

L’esposizione è visitabile fino al 20 ottobre 2019.

  • 1) Citato in: Ceschi, Raffaello. Storia del Canton Ticino. Il novecento. Edizione Casagrande, Bellinzona, 2000, p. 415.
  • 2) Citato in: Ceschi, Raffaello. Storia del Canton Ticino. Il novecento. Edizione Casagrande, Bellinzona, 2000, p. 416.
  • 3) La politica di Rinaldo Simen, Rinaldo Simen, numero unico per cura del Dovere e del Comitato pro Monumento Simen, Bellinzona, 6 maggio 1923, p. 2.