Signor Presidente della Confederazione
Signore e Signori rappresentanti delle autorità del Canton Ticino e della Città di Lugano
Cari colleghi
Signore e Signori
Dichiaro aperta la sesta sessione della 46esima legislatura del Consiglio nazionale. Questa di Lugano, è la seconda sessione che il nostro Parlamento decide di far svolgere al di fuori della città federale. La prima volta fu a Ginevra, nell'autunno del 1993. Coloro che parteciparono a quella sessione si ricordano di un'esperienza oltremodo positiva fatta sulle rive del Lemano.
Oggi siamo a Lugano, sulle rive del Ceresio. Nel mese di giugno del 1999, le due Camere hanno approvato a larga maggioranza l'idea di una sessione nella Svizzera italiana, seguendo così l'ispirazione del nostro collega, il consigliere agli Stati Dick Marty. La preparazione di questa sessione ci ha permesso di misurare, di toccare con mano, l'entusiasmo dei nostri partner del Canton Ticino e della Città di Lugano, nella realizzazione di quello che, per loro e per noi, rappresenta un avvenimento straordinario.
Tengo a ringraziarli sentitamente, così come i Servizi del Parlamento, per l'impegno eccezionale profuso in questa occasione.
Rinvigorire lo spirito confederale: è ciò che si propone l'Assemblea federale venendo a Lugano. Per noi, queste sono parole importanti. Con la loro decisione, le Camere hanno voluto dare un contributo alla comprensione fra le regioni linguistiche che compongono la Svizzera. Vogliamo capire i problemi della minoranza italofona, toccare con mano la realtà di una regione di frontiera che vive a contatto diretto con un grande paese europeo.
Vorrei mettere l'accento sul fatto che la realtà di questo Cantone non si può ridurre agli stereotipi da lungo tempo conosciuti ed estratti dal cassetto ad ogni occasione. Conoscere significa aprire gli occhi su una realtà complessa, fatta di atouts notevoli e di problemi specifici, così come ne hanno tutte le altre regioni del nostro paese.
Conoscere la realtà della Svizzera italiana significa sentire come pulsa la sua economia, penso ad esempio alle attività finanziarie della piazza luganese. Significa anche rendersi conto della sua diversità culturale ed artistica, dell'importanza sempre crescente del suo mondo accademico; significa vedere dal vivo come il Cantone protegge le sue bellezze naturali.
Ed un altro punto importante ci interessa: la vicinanza con quella Lombardia, il cui fermento economico e culturale esercita un'influenza notevole su questa regione. Penso ad esempio alle difficoltà per il mercato del lavoro ticinese. Le manifestazioni e le visite brillantemente organizzate dal comitato di organizzazione ci permetteranno di toccare tutti questi aspetti. Cercheremo anche il contatto con la popolazione della Svizzera italiana: il programma culminerà in un incontro sulla bellissima Piazza Riforma.
Abbiamo anche una sessione di lavoro davanti a noi. Le sedute prevedono dibattiti interessanti, alcuni di notevole importanza per il nostro paese. L'Assemblea federale è venuta in Ticino per lavorare: la nostra società evolve, i problemi da risolvere diventano sempre più complessi, e la politica, proprio per questo, non si ferma. Questo mi porta ad un altro degli scopi della nostra presenza a Lugano: vogliamo mostrare alla popolazione come funziona il Parlamento nazionale. Invito le cittadine ed i cittadini ad assistere numerosi ai dibattiti, dibattiti che saranno tradotti simultaneamente in italiano.
I legami che tesseremo durante queste tre settimane, le cose che vedremo, i problemi che riusciremo a capire, rappresentano, ne sono convinto, un contributo molto importante per la coesione nazionale. La coesione nazionale non è una parola magica, e non deve essere un concetto fine a sé stesso. E' semplicemente l'espressione della volontà di noi Svizzeri, di restare uniti, malgrado le nostre differenze.
Per mantenere la nostra coesione in una società che cambia continuamente e in un mondo che vede modelli di unità vacillare o addirittura disgregarsi, per restare uniti, è necessario rinnovare continuamente la conoscenza reciproca delle comunità che compongono il nostro paese. Questo non è un esercizio retorico: oggi, non siamo più quelli di ieri. E domani, saremo ancora diversi. Possano, queste tre settimane, permetterci di dare il nostro contributo al legame federale che ci unisce.